Giammaria Zanzini, presidente di Federmoda-Confcommercio della provincia di Rimini: “Aderiamo alla Settimana Anticontraffazione con iniziative di sensibilizzazione per aziende e consumatori. Alla filiera del tessile tutto questo costa 5,2 miliardi di Euro l’anno. L’attenzione da parte degli organi di controllo è alta, anche sul nostro territorio, ma purtroppo non basta: nell’indagine di Confcommercio e Format Research il 73% dei consumatori dichiara di pensare che sia normale comprare contraffatto o da abusivi: così non va”
“Federmoda-Confcommercio della provincia di Rimini aderisce alla “Settimana Anticontraffazione” con varie iniziative di sensibilizzazione per aziende e consumatori. Da sempre la nostra associazione è molto sensibile al tema – dice il presidente provinciale di Federmoda-Confcommercio, Giammaria Zanzini – considerando anche il fatto che circa il 40% dei prodotti contraffatti riguarda il settore moda. Un vero e proprio furto per le Imprese, un danno per lo Stato e un crimine per la società. Con la “Settimana Anticontraffazione” ci poniamo al fianco delle imprese per il rispetto della legalità e il contrasto al proliferare di acquisti di merce contraffatta, facendo capire al consumatore la portata di questa piaga per il nostro settore e per tutta l’eccellenza del made in Italy. Attivata una campagna di comunicazione e di sensibilizzazione, con dati che certificano il peso di questo problema, un vademecum inviato agli associati e ripetuti momenti di confronto e approfondimento sul tema.
I numeri della contraffazione impattano in maniera pesantissima sul sistema moda Italia. Siamo al primo posto per consumo di prodotti contraffatti nell’Unione Europea, il secondo Paese al mondo più colpito dalla contraffazione, ma anche il terzo per produzione di prodotti contraffatti, anche se sappiamo che Il 70% della produzione mondiale dei prodotti contraffatti proviene in primis dalla Cina e dal Sud Est asiatico. Alla filiera del tessile tutto questo costa 5,2 miliardi di Euro l’anno. L’emersione della contraffazione significherebbe anche un aumento del gettito fiscale, pari a circa 10,3 miliardi: sono 4,3 i miliardi di Euro di mancate entrate solo dal commercio ingrosso e dettaglio. Purtroppo noi esportiamo il bello, la qualità, ma veniamo colpiti da Paesi che esportano contraffazione, abusivismo e pirateria. Sappiamo che l’attenzione da parte degli organi di controllo è alta, anche sul nostro territorio, dove Guardia di Finanza, Polizia Locale e tutte le altre forze dell’ordine fanno letteralmente gli straordinari per contrastare la vendita di prodotti contraffatti e di questo non possiamo che ringraziarli. La moda si conferma al primo posto della classifica dei sequestri di prodotti taroccati: accessori (30,2%), abbigliamento (23,1%) e calzature (14,6%), pari al 67,9% del totale dei sequestri, seguiti da orologi e gioielli (13,2%). Purtroppo non basta.
Assieme alle attività di contrasto, dobbiamo far capire al consumatore i danni provocati dagli acquisti di merce contraffatta, perché ancora, dall’indagine di Confcommercio e Format Research sul sentiment dei consumatori emergono dati sconfortanti. Quasi un consumatore su tre (30,5%) ha acquistato un prodotto contraffatto o usufruito di un servizio illegale, senza pensare non solo all’economia e all’etica, ma anche ai rischi per la propria salute, nonché al rischio di sanzioni. In aumento, infatti, l’acquisto illegale di abbigliamento (+9,4% sul 2016) e pelletteria (+0,4%). In crescita gli acquisti “incauti” sul web di pelletteria (+10,5%) e abbigliamento (+9%). Clamoroso il fatto che il 73% dei consumatori abbia dichiarato di pensare che sia normale comprare contraffatto o da abusivi. Così non va. La contraffazione rappresenta, soprattutto in momenti di crisi dei consumi, un’inaccettabile forma di concorrenza sleale da parte della criminalità organizzata e tutti, direttamente o indirettamente, ne paghiamo le conseguenze”.